I viaggi extraeuropei, siano essi escursionistici, trekking o alpinistici, sempre più spesso ci portano a raggiungere ambienti di alta quota che possono causare disturbi psico-fisici derivanti da difficoltà di adattamento. Per soffrire di "mal di montagna" non è necessario essere alpinisti "di punta"; chiunque, addirittura usufruendo dei servizi pubblici locali, può raggiungere, in poche ore (e qui sta il problema!), i 4000 m della cittadina di Puno, sul versante peruviano del lago Titicaca, o i 5000 m del ghiacciaio Chacaltaia, a pochi km dalla capitale boliviana di La Paz situata già a 3900 m, o i 5500 m del passo Taglan-La in Zangskhar (India del nord), eccetera.
Si definisce bassa quota quella compresa fra 0 e 1800 m, media fra 1800 e 3000 m, alta fra 3000 e 5500 m, altissima oltre i 5500 m. Dalla media quota in su il nostro organismo è costretto a fronteggiare situazioni ambientali non abituali come la diminuzione della pressione parziale di ossigeno, l'intensa attività fisica, l'esposizione a basse temperature ed ad insolita ventosità, la difficoltà di alimentazione e l'isolamento.
L' ossigeno è un elemento fondamentale per il corretto funzionamento di tutte le cellule del nostro organismo ed è indispensabile per produrre l'energia che serve per alimentare la vita. L' aria è una miscela di gas formata dal 78% di Azoto (N2), il 21% di Ossigeno (O2) e l'1% di Anidride Carbonica (CO2) ed altri gas. La sua composizione rimane pressoché invariata salendo dal livello del mare alle quote più alte; quello che diminuisce è la quantità d'aria presente nell'atmosfera e si riducono, della stessa percentuale, tutti i gas che la compongono. La percentuale d'ossigeno rimane dunque sempre il 21 % dell'aria totale ma la quantità disponibile, per ogni nostro atto respiratorio, si riduce progressivamente e può diventare insufficiente per soddisfare le richieste dell'organismo.
Un esempio: a 5500 m di quota, la quantità di O2 disponibile è circa la metà di quella presente a livello del mare, ad 8848 m, la cima dell'Everest, tale valore scende a circa un quarto. L'emoglobina, molecola contenuta nei globuli rossi del sangue, trasporta nelle arterie il "carburante ossigeno" dai polmoni a tutte le cellule dell'organismo. Dopo avere scaricato l'O2 essa si carica di CO2 che, attraverso le vene, viene trasportata in senso opposto affinché sia espulsa, attraverso i polmoni, con la respirazione. La progressiva diminuzione dell' O2 disponibile nell'aria, determina la progressiva riduzione dell'O2 che si lega all'emoglobina; tutte le cellule dell'organismo avranno, quindi, a disposizione, una quantità di "carburante" sempre inferiore quanto più saliamo di quota.
Questa situazione è detta "IPOSSIA" ed è la principale responsabile del tormentato rapporto tra il corpo umano e l'alta quota. Ma il corpo umano è una macchina stupefacente!
Fino alla quota di circa 2500 m, i meccanismi di compenso del nostro corpo agiscono in modo così efficace da neutralizzare completamente gli effetti dell'ipossia e non avvertiamo quasi nessun sintomo. Oltre questa quota l'organismo non è in grado di adattarsi immediatamente alla nuova condizione e necessita, quindi, di più tempo per neutralizzare gli effetti dell'ipossia. Il 20% circa di coloro che si spingono oltre i 2700 m in meno di un giorno, partendo da quote vicine al livello del mare, manifestano sintomi del MAL DI MONTAGNA, seppure con quadro clinico variabile. Superate le prime 24 - 48 ore della "fase di adattamento" all'ipossia acuta, se non si sale ulteriormente di quota, si entra nella " fase di acclimatazione- che comporta, da parte del nostro organismo, modificazioni più profonde ed efficaci per difendersi dall'ipossia cronica.
L'aumento del numero dei globuli rossi e quindi della quantità di emoglobina presente nel sangue. è una delle suddette modificazioni, e si chiama " poliglobulia". Se, per esempio, si proviene da Roma e, dopo 15 ore di volo, si atterra a la Paz (4000 m.), poche ore dopo l'atterraggio si potranno avere i seguenti sintomi: debolezza, accelerazione del battito cardiaco (tachicardia), accelerazione del ritmo respiratorio (tachipnea), inappetenza, mal di testa, nausea, sensazione di sbandamento o vertigini e insonnia. Questi sono i sintomi del MAL DI MONTAGNA. Maggiore è il numero dei sintomi presenti e maggiore la loro intensità, più grave è il mal di montagna. Non tutti ne soffrono in ugual misura e può comparire nel 25% dei casi già oltre i 3000 in mentre compare nel 50% dei casi intorno ai 4500 m.
L'esercizio fisico aggrava i sintomi.
Se la sintomatologia è di lieve o media intensità e scompare dopo qualche analgesico e 24 - 48 ore di riposo, si può salire di quota. La progressione ideale è di circa 400 m al giorno. Se la permanenza in quota si prolunga, dopo l'adattamento iniziale inizia l'acclimatazione. Ogni volta che saliamo di quota, tutto il processo riprende con una iniziale fase di adattamento (12 - 24 ore) ed una successiva di acclimatazione.